EURISTICA: LA SCORCIATOIA DEL PENSIERO

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EURISTICA: LA SCORCIATOIA DEL PENSIERO

Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi”.

(Carl Gustav Jung)

 

Carl Gustav Jung in questo scritto si riferisce a chi esprime continuamente e solo giudizi chiusi, lapidari, senza “apertura”. Il giudizio chiuso è una euristica del pensiero, ovvero la strada più “comoda”, facile, perché richiede il minor sforzo. L’atto di riflessione senza euristica invece, è molto più complesso e richiede decisamente più tempo e impegno. Poi è chiaro che l’esprimere un’opinione fa parte della nostra dotazione umana.

Nell’ambito della psicologia sociale e cognitiva, l’euristica (dalla parola greca “heurískō” che significa “trovo”) è una strategia cognitiva che permette più rapidamente ai soggetti di elaborare giudizi, formulare inferenze e analogie, dotare di significato le esperienze e  prendere determinate decisioni in vista del raggiungimento di obiettivi a fronte di problemi complessi o di informazioni situazionali spesso incomplete. Essa in sé è una capacità adattiva che si è rivelata molto utile nel corso dell’evoluzione della specie per la sopravvivenza dell’uomo. Pensiamo ai contesti rischiosi e pieni di pericoli in cui l’homo sapiens ha dovuto trasformarsi  da preda in predatore, e pensiamo ai cambiamenti strutturali e funzionali che hanno caratterizzato il nostro cervello nel tempo. Entro quegli ambienti imprevedibili e pieni di “trappole” le decisioni dovevano essere rapide ed efficaci, in molte situazioni che venivano percepite come “minaccia” o “pericolo” non ci si poteva fermare a pensare ad ogni strategia migliore da utilizzare, ma bisognava agire rapidamente arginando per quanto più possibile i “rischi”. L’aspetto positivo è che le euristiche permettono di risparmiare energia cognitiva perché l’elaborazione è quasi istantanea, mentre l’aspetto negativo è che possono portare spesso “fuori strada” attraverso errori grossolani di valutazione.

Benché le euristiche ad oggi non siano strettamente utili per la nostra sopravvivenza, esse continuano ad agire ed attivarsi in maniera automatica nei comportamenti umani, attraverso una funzione che chiamiamo intuizione (che incontra a metà strada la percezione e la riflessione).

Portiamo appresso il nostro corredo euristico anche nelle semplici vicende quotidiane, tutte le volte che quasi istantaneamente diciamo cosa ci piace e cosa no, che ci creiamo un’opinione d’insieme delle situazioni nelle quali ci troviamo o delle persone che incontriamo. Prendiamo cioè delle decisioni ed emettiamo dei giudizi che ci aiutano nella “comprensione” del mondo caotico nel quale siamo inseriti. Poiché ogni processo decisionale prevede ingenti dispendi energetici, il nostro cervello da abile economizzatore tenta continuamente di ottimizzare e bilanciare il rapporto costi/benefici, in modo che i primi non superino i secondi.

Come ha scritto Gerd Gigerenzer, psicologo che ha studiato a lungo le euristiche:

La nostra mente può essere vista come una cassetta degli attrezzi (toolbox) evolutiva piena di regole del pollice (rule of thumb) create e trasmesse geneticamente, culturalmente ed evolutivamente”  (Decisioni Intuitive, pag.19).

Gigerenzer, ha scritto che “le buone intuizioni vanno oltre la logica” ma è il caso di precisare che ciò vale solo per gli esperti. Infatti, possono decidere istantaneamente (e in modo corretto) solo coloro che dispongono di conoscenze approfondite in uno specifico ambito: solo quando si è bravi in un certo dominio ci si può permettere il lusso di smettere di pensare per affidarsi così ad altre “strade”.

Il principio che giustifica l’esistenza di euristiche si appoggia al paradigma della Social Cognition secondo cui il sistema cognitivo umano possiede risorse limitate e può usare “strumenti” per semplificare decisioni e problemi.

Negli anni sono state individuate diverse euristiche, in questa sede ci soffermeremo particolarmente sulle EURISTICHE DEL GIUDIZIO: l’euristica della rappresentatività, della disponibilità, della simulazione, e dell’ancoraggio e accomodamento. Queste, pur essendo molto utili in situazioni “nuove” che creano disorientamento poiché danno la possibilità di crearsi una prima impressione dell’altro o della circostanza con cui si viene a contatto, portano a compiere errori sistematici e anche piuttosto prevedibili.

1)      Euristica della rappresentatività: è la tendenza a classificare e categorizzare un oggetto, una persona, una situazione attraverso il criterio di somiglianza o rilevanza e l’utilizzo di stereotipi. Si attribuiscono caratteristiche simili a oggetti, persone, situazioni simili, spesso ignorando informazioni che dovrebbero far pensare il contrario e trascurando il calcolo della probabilità;

 

2)      Euristica della disponibilità: è la tendenza a valutare la probabilità che eventi futuri si verifichino e, nel farlo, ogni individuo è influenzato dalle esperienze di vita che riesce a ricordare, pertinenti con la previsione da fare. Più emotivamente coinvolgenti e semplici esse sono state, più avranno un ruolo prevalente nel determinare la previsione, eliminando così la valutazione di probabilità oggettiva;

 

3)      Euristica della simulazione: fa parte dell’euristica della disponibilità e rappresenta la tendenza di immaginare scenari ed esiti alternativi in relazione ad un evento negativo già accaduto. Questa ha il potere di modificare la percezione e il ricordo dell’evento;

 

4)      Euristica dell’ancoraggio e dell’accomodamento: consiste nel giudicare una persona o una situazione ancorandosi ad una conoscenza già acquisita, “aggiustando” e accomodando le nuove informazioni sulla base di questa conoscenza già nota (schema di base), che funge da punto di riferimento influenzando fortemente il giudizio finale, sarebbe cioè un’ ANCORA MENTALE (similmente all’effetto “priming”).

 

Adesso pensate ancora che la razionalità umana sia infallibile?

Alla luce di quanto appena esposto, si può evincere quanto la razionalità dell’uomo sia limitata, e abbiamo altresì potuto osservare come questa limitazione sia spesso alla base di quelli che possiamo chiamare “bias” che sarebbero “tunnel” o “inganni della mente”. Le euristiche si attiverebbero spontaneamente per risolvere un certo problema o per agire in una data situazione in vista del raggiungimento di uno scopo col minor tempo e sforzo possibile. Esse però NON garantiscono affatto la soluzione del problema, al limite consentono di avvicinarsi ad essa con regole semplici e approssimative che spesso possono dar vita a fraintendimenti, ad errori di valutazione e comportamenti con conseguenze non previste.

Il processo di formazione del giudizio si articola in diverse fasi ed è molto complesso. Cercherò di spiegarlo in termini facilmente accessibili anche per chi si ritrova per la prima volta a leggere di questo argomento.

Possiamo dire che le principali sono:

1) ACQUISIZIONE dell’informazione in entrata: questa è la prima fase in cui i nostri sensi captano i segnali dall’esterno, attraverso i filtri percettivi e la veicolazione dell’attenzione (in cui ha peso anche l’“impatto” e l’attivazione emotiva) solo alcune informazioni entrano nel sistema per essere elaborate, mentre le altre vengono scartate;

2) ELABORAZIONE dell’informazione acquisita: questa è una fase più consapevole del processo, in cui i dati in entrata, selezionati e filtrati subiscono processi di codifica e decodifica, e vengono adattati e ri-adattati agli schemi conoscitivi già presenti;

3) OUTPUT: cioè l’atto concreto del comportamento, in questo caso l’espressione diretta del giudizio. Quest’ultima fase determina un esito, che può anche rivelarsi erroneo, può cioè determinarsi un errore di giudizio. Esso non deriva da una presunta irrazionalità totale dell’individuo, ma è il prodotto dell’utilizzazione automatica di euristiche che rivela più “costi” e “falle” di quanto previsto.

 

 

Lo studioso Gigerenzer, distaccandosi dallo specifico ambito della formulazione dei giudizi, ha messo in luce altre euristiche che utilizziamo per “orientarci” nel mondo e per adattarci alla società in cui viviamo, come : l’euristica del riconoscimento e quella del conformismo:

 

1)         L’euristica del riconoscimento: nella scelta tra due elementi, siano essi parole, immagini o cose, la scelta è orientata sempre verso ciò che viene ri-conosciuto, quindi che è simile a qualcosa con cui abbiamo una certa familiarità. La pubblicità con le sue strategie di marketing sfrutta fortemente questa euristica.

 

2)         L’euristica del conformismo sociale, si può riassumere nella frase “non siate sopra le righe”. Questa è davvero molto diffusa nella condotta umana e può portare con sé conseguenze “nocive”. Deriva dal fatto che la maggioranza degli esseri umani non è capace di sottrarsi al conformismo del gruppo socio-culturale di cui fa parte, anche se questo la può portare a compiere atti violenti, disadattivi, nocivi per se stessa e il prossimo. Il pericolo più grande sta nell’affermazione dell’identità del singolo e nella responsabilità che sente in relazione alle proprie condotte, quando percepisce una certa opinione condivisa dalla maggioranza del gruppo tende ad uniformarsi acriticamente ad essa per bisogno di “appartenenza” e di “conferma”, annichilendo il vero sé a scapito di un falso sé compiacente e perfettamente in linea con le aspettative altrui. Il rischio più grande è quello di sottomettere lo sviluppo della propria individualità e “relegare” la responsabilità dei propri atti verso l’esterno (etero-attribuzione), “nascondendosi” dietro ad una specifica appartenenza sociale e/o culturale (ad esempio: partito politico, credo religioso ecc…).

 

 

Come possiamo evincere, essere sempre pienamente razionali è piuttosto faticoso e dispendioso per noi esseri umani LIMITATI. Sarebbe necessario, quindi, che ognuno di noi divenisse più consapevole di questi processi automatici che intervengono e mediano le nostre decisioni e azioni, per fare ciò bisogna assolutamente “sforzarsi” ed esercitarsi nella pratica. Nessun miglioramento o conoscenza arriva se non si è pronti ad auto-osservarsi e a mettersi in discussione. La razionalità è una vera e propria “sfida” verso cui abbiamo la responsabilità di impegnarci, in quanto esseri umani pensanti dotati di auto-coscienza. Essa è sempre importante, ma diventa addirittura indispensabile quando ci troviamo in ambiti complessi a noi sconosciuti, poiché rappresenta il momento in cui è necessario fermarsi, e sforzarsi di pensare senza lasciarsi travolgere completamente dalla risonanza emotiva delle esperienze che viviamo, riuscendo ad integrare sempre meglio questi due mondi (razionalità-emotività) che nascono insieme e la cui “separazione” è irresponsabile e priva di senso. Solo così l’essere umano potrà veramente avere RISPETTO per se stesso e l’altro, compreso il pianeta in cui vive, ed essere pronto per incontrarsi con genuina EMPATIA alla connessione con tutto il Creato visibile e invisibile.

 

Carlotta Cadoni

Copyright ©

 

 

 

Bibliografia:

 

Ø  Aronson, E., Wilson, T. D., Akert R. M., Psicologia sociale, Il Mulino.

 

Ø  Castelli, L., Psicologia sociale cognitiva- un’ introduzione, Editori Laterza.

 

Ø  Cavazza, N., Rubini, M., Palmonari A., Psicologia sociale, Il Mulino.

 

Ø  Gigerenzer, G., (2007), Decisioni intuitive, Cortina Editore.

 

Ø  Gigerenzer, G., (2001), The adaptive toolbox: toward a darwinian rationality (PDF).

 

Ø  Kahneman, D., (2003), Maps of bounded rationality: a perspective on judgment and choice, Nobel lecture (PDF).

 

Ø  Kahneman, D., (2012), Pensieri lenti e veloci, Mondadori Editore.

 

 

 

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